18Dicembre2017

GERENZANO DEMOCRATICA

Scegliere nel presente - Ricostruire il futuro

20 Marzo 2012 Scritto da 

Acqua, Bene Comune

Che l’acqua, oltre che fonte di vita primaria per l’essere umano, sia ormai una delle risorse scarse su questo pianeta, lo testimonia il fatto che l’accesso all’acqua pulita sia ormai uno degli indici comunemente utilizzati dalle principali istituzioni internazionali per calcolare il tasso crescente di povertà della popolazione mondiale: un terzo degli abitanti della Terra non ha accesso all’acqua pulita!

Uno dei motivi per cui questo non è possibile dipende anche dalla sempre più massiccia privatizzazione dei servizi idrici che le multinazionali dell’acqua stanno portando avanti in molti paesi, non solo del Sud del mondo, ma anche nell’occidente industrializzato.

Se un’azienda privata deve ricavare profitto da un bene precedentemente no profit lo può fare in quattro modi: aumentando le tariffe (senza mai a questo far corrispondere un miglioramento del servizio e della qualità delle reti idriche), diminuendo gli investimenti, tagliando il numero dei lavoratori o favorendo l’incremento dei consumi del bene (mentre l’acqua, bene sempre più raro, andrebbe risparmiata!).

Per questo motivo diventa importante che anche nei nostri paesi diventi forte la richiesta che la gestione dei servizi idrici sia gestita in modo pubblico, senza deleghe ad alcuna forma privatistica che non risponde a criteri di servizio per la comunità, ma solo al conseguimento del profitto, il che porta a considerare l’acqua come una delle tante merci presenti sul mercato.

E’ quindi con grande soddisfazione che abbiamo accolto, lo scorso 13 giugno, il meraviglioso risultato referendario che ha visto la maggioranza assoluta dei cittadini, in Italia come nel comune di Gerenzano, votare Sì ai quesiti proposti dalla consultazione popolare.

Ma occorre impegnarsi ancora affinchè l’acqua rimanga un bene naturale e un diritto umano universale, da realizzare attraverso strumenti come le aziende speciali, enti di diritto pubblico finalizzati nel nostro ordinamento alla gestione dei beni comuni nell’interesse della collettività e non strumenti come le S.p.A. (a capitale pubblico o privato) orientati per propria natura al profitto. Impedire quindi che grandi società di capitali entrino nella gestione del servizio idrico integrato, come ad esempio propone la giunta provinciale leghista orientata verso la gestione tramite una S.p.A. (infatti la stessa giunta ha già fatto richiesta alla corte dei conti sulla possibilità di cedere a privati in un prossimo futuro parte delle azioni della società che dovrebbe gestire il servizio idrico per tutta la provincia).

Il servizio idrico va ripubblicizzato e su di esso non si possono ottenere profitti: questo è il mandato che emerge dal risultato referendario. Solo con una gestione pubblica è possibile inoltre garantire una gestione trasparente e partecipata da cittadini e comitati, e impedire che i privati trasformino questa fonte di vita in un business a vantaggio di pochi.

Ma è vero che i privati portano investimenti che i comuni non possono più permettersi? Niente di più falso: le statistiche degli ultimi anni dicono che da quando i privati sono entrati in Italia nella gestione del servizio idrico integrato c'è stata una riduzione degli investimenti (e quindi della qualità del servizio) pari al 65-70 per cento. Ma i profitti per i privati sono aumentati.

Per questo si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Marco Formenton



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